sabato, 07 novembre 2009
Dopo la sentenza della corte europea sulla questione dei crocifissi nelle scuole, la cui presenza costituirebbe «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una limitazione della «libertà di religione degli alunni», le opinioni sono spuntate come funghi da tutti i fronti.
Anche il popolo ggiovanile di facebook è insorto, esprimendo la propria opinione attraverso la creazione in pochissimi giorni di più di 500 gruppi sull’argomento, e se ne son viste delle belle:
“No crocifisso? No burka!” (no crocifisso? No party!),
“Burdisso muori crocifisso”(ops, ho sbagliato),
“Via quel cazzo di crocifisso!!!” (perdìo! Aggiungo io),
“Toglietemi il crocifisso se siete capaci!!!!!!!” (provate a prenderlo, l'ho messo nelle mutande e non le cambio da una settimana!),
” Il crocifisso sta bene dove si trova” (- Tutto bene lassù Gesù? – Comodissimo, grazie.),
“Se noi togliamo il crocifisso tu ti levi il burka” (io tolgo il crocifisso se tu togli le mutandine..),
“Che ritorni al suo posto il crocifisso col profilattico” (avrei voluto vederlo questo),
“Per tutti quelli che non vogliono rinunciare al crocifisso nelle classi!!!!” (toglietemi tutto, ma non il mio crocifisso),
“Tocca il crocifisso e ti brucio vivo islamico del cazzo” ('porgi l'altra guancia', come insegnava Gesù),
“Tu togli il crocifisso, ed io ti spezzo le gambe!!!” (togli il crocifisso e crocifiggo te!),
“Sì al crocifisso Yes the crucifix Oui, le crucifix Ja, das Kruzifix” (yes, we are polyglots!),
“Non volete il crocifisso nelle scuole,ecc.?!Allora andate via dall’Italia!!” (per la serie: o te magni sta minestra o zompi da ‘a finestra).
Ora. La questione religiosa si può liquidare in due parole.
Io, da non cattolico, non mi sento in alcun modo offeso da una croce di legno fissata al muro, come non lo sarei se decidessero di sostituirlo con un preservativo (purché non usato). Né faccio però una questione di onestà inteletuale vs. prostitusione inteletuale (cit. Mourinho).
Non possiamo impedire a un cittadino qualsiasi, italiano o straniero che sia (vi schifo tutti indistintamente, al di là di razza, sesso e religione), di notare la contraddizione di uno stato laico solo sulla carta, e di chiedere come mai il simbolo del Cristianesimo sia ancora in bella mostra in gran parte delle scuole pubbliche, a contatto con dei bambini che potrebbero essere plagiati da una religione che distribuisce pane, pesci e sensi di colpa con la stessa facilità. E anzi, a voler mettere i puntini sulle i sarebbe da interrogarsi sul perché non si sia ancora provveduto a eliminare quell’ora di religione che, sebbene facoltativa, è pagata coi soldi di tutti i contribuenti e sottrae tempo a qualcosa di più utile, come giocare alla play-station o strappare la coda alle lucertole.
“Be’, sai, la tradizione.. è sempre stato così, perché cambiare ora per colpa di questi abdullah?”- dice l’uomo della strada con chiaro riferimento agli immigrati.
Perché la civiltà fa passi avanti, la cultura evolve (dovrebbe), perché fortunatamente (disgraziatamente) i cristiani non vengono più dati in pasto ai leoni nelle arene e perché tu sei una capra ignorante.
Si capisce allora come non sia una questione di attaccamento al buon vecchio Gesù, né tantomeno agli usi e costumi della nazione o alla bandiera, come quando gioca la Nazionale e tutti lì con la mano sul petto a cantare l'inno e a tifare azzurri alé, pòo-popò-pò-popòooo-pòoo, ma piuttosto di xenofobia, di incapacità di accettare un’Italia che, volente o nolente la Lega Nord, sta diventando multietnica.
“T’ho fatto venì qua, te faccio magna’... ancora parli?”
Beh, ora scappo. Corro a convertirmi all'Islam.
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categoria:scuola, religione, attualità, new generation, facebook
lunedì, 16 marzo 2009
...una 'selezione artificiale' per ovviare ai limiti di quella 'naturale'.
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categoria:acustico caustico, l angolo degli aforismi
mercoledì, 15 ottobre 2008

L’esperienza dei tre anni spesi a far tirocinio fra le corsie di un ospedale, per uno che ben presto verrà pagato (e non il contrario) per mettere le mani sul corpo di qualche giovane donna col mal di schiena, è utile giusto per un paio di motivi.

Uno di questi è che, una volta laureato, saprai startene il più possibile lontano da strutture simili, vuoi perché affrontare certe patologie è poco stimolante per uno che si occupa di riabilitazione, vuoi perché si tratterebbe di trascorrere gran parte della giornata lavorativa in mezzo a soggetti il cui deterioramento cognitivo farebbe cascare le palle persino ad un eunuco, e con dei colleghi che nella migliore delle ipotesi sono incompetenti e ignoranti. Okay, è indiscusso che tutti abbiano diritto a delle cure sanitarie indipendentemente dalla prognosi, ma per il bene comune sarebbe cosa buona e giusta che ad occuparsi di questi individui vi fosse qualcuno per cui l'appagamento professionale non sia una priorità.

Il secondo vantaggio è la capacità acquisita di inquadrare il paziente che si ha di fronte in pochi secondi.

Le personalità più fastidiose e (che ve lo dico a fare) ricorrenti in un ospedale, sono le seguenti:

L’espansivo: Trattasi generalmente di soggetto anziano, che interpreta il tuo “come sta?” come una sincera curiosità, quando più semplicemente si trattava di educazione o di un modo per spezzare un silenzio imbarazzante. Inizia pertanto a raccontarti del nipote che fuma la ddroga, della buon’anima del marito defunto, della seconda guerra mondiale e di quando si stava peggio ma era meglio.

Il determinato: E' lui che detta le istruzioni: gli esercizi, la durata, il decubito e dove posizionargli, prima di andartene, occhiali, giornale e sigarette. E tu, un po' perché non hai voglia di discutere e un po' perché il poveretto ha un sacchetto al posto dell'intestino, lo accontenti e gli fai un sorriso.

Il non collaborante: L'apparente pigrizia che lo contraddistingue nasconde una rassegnazione di fondo, un'accettazione del proprio destino. Non si limita a ignorare il tuo saluto mentre entri nella sua camera, no, si rifiuta persino di aprire gli occhi per guardarti, consapevole che tu non sei né Brad Pitt né tantomeno Angelina Jolie. Ti permette malvolentieri di mobilizzargli passivamente i quattro arti, quand'ecco... un movimento spontaneo. Che abbia finalmente deciso di collaborare?

No, ti sta facendo segno di sloggiare ché su, hai rotto i coglioni.

Lo schizzato: Non si tratta di un reduce da una gang-bang omosessuale, come il nome potrebbe suggerire, ma di quello che per via di un grave deficit cognitivo e di un' indole poco tranquilla mette a rischio la tua incolumità ogni qualvolta gli ti avvicini.

Ah, e vi è un'ultimo vantaggio a trascorrere tre anni in un ospedale. Cioè che se hai un blog puoi scriverci un post al riguardo.

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categoria:università, fisioterapia, studentessi, io acustico
giovedì, 07 agosto 2008

Dopo il primo episodio della saga su come rimorchiare nel web sono stato tempestato (ma anche no) di mail legate ad alcuni dubbi rimasti insoluti.

 

“Caro Acustico, ho letto con attenzione  il tuo post ed ho contattato un paio di gnocche. Ora, come faccio a convincerle a incontrarmi e a lasciarsi infilare mezzo metro di lingua (o tre etti di salsiccia) in gola?”

 

Ultimissimi e rivoluzionari studi scientifici sottolineano, contrariamente a quanto pensava il sottoscritto fino a qualche mese fa, l'importanza dell'utilizzo del messenger, strumento il cui utilizzo è oramai diffuso anche fra i più tecnolesi, per velocizzare i tempi dell'intortamento. Tutto ciò a patto che non si lavori in contemporanea su più di due strappone, perché, come insegnavano i migliori strateghi bellici ateniesi, disperdere le energie su più fronti quando le forze sono ridotte non porta mai alla vittoria.

Quando chattate non siate mai i primi ad iniziare la conversazione, ma mostratevi superiori, ché la donna non si innamora mai del tipo cordiale e disponibile, ma sempre dell’uomo stronzo. Tirate fuori il meglio di voi in quanto a verve e a superbia, così da dipingere nella mente della vostra puella l’affascinante ritratto di un uomo intelligente e straordinariamente fiqo, un Fonzie dei giorni nostri.

Non fatevi trovare troppo spesso collegati (l’opzione “invisibile” è molto utile in tal senso) o, se vi scambiate mail, lasciatela aspettare la vostra risposta per un po’. Il fatto che siate dei segaioli internet-dipendenti deve rimanere segreto, ché gente come Sw4n o Ninna_r(otta_in_culo), che sta lì a twittare ad ogni sasso appuntito che incontra, è attraente quanto Luca Giurato povero.

Non tiratela mai per le lunghe. Parlare per due mesi con una tipa prima di incontrarla non è né utile per la salute e l’integrità dei vostri maroni, né vi aiuterà in alcun modo a concupirla. Lasciandole scoprire troppo della vostra personalità e del vostro carattere, infatti, rischiate di essere idealizzati, e così, una volta che ella vi incontrerà, il disillusionment scaturito dalla delusione delle sue aspettative sarà tale da portare la vostra fuckability a livello 0, così da poter aspirare al massimo a divenire il simpatico amico al quale confidare le proprie disgrazie amorose, e non c’è cosa peggiore per un uomo.

Entro due settimane dovete essere in grado di ottenere un numero di telefono, da utilizzare rigorosamente per le chiamate, ché smessaggiare costa un botto e non serve a una cippa.

Ottenuto un appuntamento, fate in modo di presentarvi tranquilli e pacati. Non so, fatevi una sega, oppure auto-convincetevi che state per passare la serata più noiosa della vostra vita. Ad azzerare tutte le aspettative c’è sempre e solo da guadagnarci.

Arrivate al loco dell’appuntamento con una decina di minuti di ritardo, tempo che spenderete davanti al distributore di preservativi a cercare di capire dove infilare la banconota, vista la scarsa dimestichezza..

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categoria:serate, internet, psiche umana, strappone
mercoledì, 02 luglio 2008
Il giocatore occasionale di calcio a 5 ha un breve passato da calciatore nella squadra del suo paesino, ama lo sport e lo segue in tv. Fuma solo occasionalmente, ma in compenso adora la birra ed ha una sfumata “trippetta da alcolizzato”, perché un uomo senza panza è come un cielo senza stelle (cit.). Nonostante qualche malanno alle ginocchia, di tanto in tanto non disdegna una partitella cogli amici o con chiunque altro gli si proponga; come quando, all’appropinquarsi dell’estate e della prova costume, decide di iscriversi ai tornei di calcetto ( o meglio, di calcio su campo ridotto) organizzati da parrocchie e circoli ricreativi di sinistra, un po’ perché col caldo un po’ di sano sport è grasso che cola, un po’ perché conoscere nuova gente non fa mai male.
E così, in mezzo a quarantenni stempiati, qualche rappresentante del gentil sesso particolarmente emancipata e neofiti del pallone, il nostro eroe da’ spettacolo, approfittando del basso livello di tecnica individuale degli altri atleti, se così li vogliam chiamare. Gioca da attaccante, è il leader della squadra e realizza manciate di gol, uno dei quali giocando da portiere e dribblando uno ad uno tutti gli avversari, prima di depositare la palla in rete.
A fine partita, dolorante per i crampi ma felice, se ne esce dal campo orgoglioso, respingendo con umiltà i complimenti degli avversari.
 
-Congratulazioni, ci sai fare col pallone!
- Grazie, ma non direi..
- Non fare il modesto ora, via. Sei proprio bravo!
- Ma no, non sono modesto, è che voi siete delle pippe.
- …
 
Se ne torna infine a casa, reintegra le calorie perse e, dopo aver visionato un porno o due, si infila sotto le coperte.
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categoria:sport, vincitori, io acustico
giovedì, 05 giugno 2008
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categoria:vincitori, sex-symbols
martedì, 20 maggio 2008

Un film in compagnia, qualche birra, una vagonata di pop-con. La ricetta ideale per spendere una serata primaverile. Ché  trascinare il culo su e giù per il lungomare può andar bene per una sera o due, ma poi ti annoi ad accumulare acido lattico nelle gambe e a far commenti su ragazzine 15enni già troie anzitempo e sulle loro natiche assai più sode delle tue. La scelta del film è il momento più importante della serata; in base all’umore puoi buttarti su un film impegnato (e impegnante), una commediola trash americana alla American Pie, dove un branco di ragazzini arrapati vanno in cerca della prima esperienza sessuale senza contarci l’autoerotismo, o un bel film splatter con tanto sangue e tante risate (quelle dello spettatore) che ti risollevi il morale. I film drammatici non sono da vedersi con un amico, ma l’ideale per una serata di coppia in cui ci si auspica un lieto-fine fra le lenzuola, così mentre la tua “lei” piange perché il protagonista, malato terminale di una qualche malattia incurabile, deve dire addio alla sua amata, tu la consoli e ne approfitti per allungare le mani. In genere io scarto anche i film giapponesi o coreani, perché faccio sempre una gran confusione coi volti degli orientali e di solito i nomi non m’aiutano a far chiarezza. Dopo una sbirciata a Filmup si sceglie il film, cosicché, coi pop-corn già terminati, la visione può finalmente avere inizio; pop-corn da consumare rigorosamente salati, in modo tale che poi hai sete e bevi più birra. E si sa che un po’ d’alcool in corpo migliora sempre la fruizione del film; coi cinque sensi alterati, infatti, sei in grado di cogliere piani di lettura del film più profondi.

Es.: Due ragazzi dall’aria abbacchiata entrano in un locale. Si siedono e ordinano da bere.

Spettatore lucido: “Toh, due cazzoni in cerca di figa! Probabilmente ora si sbronzano perché sono rimasti a secco per l’ennesima volta.”

Spettatore ubriaco: “Toh, due poeti maledetti! Ora si sbronzano per protestare contro il moralismo vacuo e ipocrita della gente.” 

I rutti ed il turpiloquio fanno da sottofondo musicale, mentre il film viene scandito dal ritmo delle birre consumate. Fin quando.. "Brutto verme, mi fai venir voglia di vomitare. Brutto ateo comunista adesso mi dici immediatamente che tu vuoi bene alla vergine Maria altrimenti io ti strappo le budella. Allora vuoi bene alla vergine Maria, vero o no?" ..ti ricorda improvvisamente che Full Metal Jacket l'avevi già visto da bambino, illuminandoti su quale sia stato lo shock alla base di tutti i tuoi problemi relazionali. Passano i minuti, finiscono le birre, ed in breve il film volge al termine, e con esso anche la serata. E’ solo quando ti alzi  in piedi, inciampando nel corpo esanime del tuo amico, che capisci perché da una buona mezzora nessuno risponde più alle tue battute.

 

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categoria:cinema, serate, relazioni
lunedì, 21 aprile 2008

Ce le ricordiamo tutti come felici e spensierate le elementari. Segno che l'Alzheimer sta avanzando inesorabile. Eh sì, perché magari ci viene da sorridere ripensando a quei tempi, ma in realtà le preoccupazioni, le liti, i problemi c’erano anche allora, eccheccazzo. Come ad esempio quando... quando.. ecco appunto, l’ Alzheimer. Se la macchina del tempo non fosse fantascienza mi piacerebbe rivivere per una volta quei momenti, non solo per vedere come sarebbe stato spendere la ricreazione pomeridiana a giocare al dottore con le mie compagne anziché a incollare o scambiarsi figurine, ma soprattutto per confermare che in ogni classe delle elementari, in mezzo alla massa, ci sono sempre individui del genere:

- Il tonto grassottello: è lo sfigato della classe, quello che nessuno vuole in squadra nelle maschie e sanguinose sfide a pallone che si consumano in cortile e che, se per caso lo si lascia partecipare perché si è dispari, di solito viene messo in porta. E’ il Ralph della situazione, quello su cui buttare la colpa quando qualcuno fa un danno e del quale ridere. Riscatterà la sua autostima (e la sua libertà) alla veneranda età di 45 anni, quando lascerà la casa natale per sposare una giovane ragazza di colore conosciuta durante una misteriosa e solitaria vacanza a Cuba.

- La promessa del calcio: è il classico bambino che tutti invidiano, quello che i compagni ammirano e si contendono nella scelta delle squadre per la partita di pallone. All’età di diciotto anni farà un provino per la Roma e lo supererà, ma un grave infortunio al ginocchio troncherà sul nascere quella che sicuramente sarebbe stata una gloriosa carriera. L’investimento di tempo ed energie sul suo unico talento lo costringerà ad una vita da operaio a mille euro al mese.

- La carina della prima fila: è la bambina di cui parla anche Venditti, quella della quale tutti i compagni sono segretamente innamorati. Segretamente perché lo sfottò si abbatterebbe impietoso su di loro, qualora una cosa del genere divenisse pubblica. Queste prese per il culo pregiudicano un sacco di possibili storie d’amore, alle elementari.

- La nipote di Fantozzi: apparecchio ai denti, brufoli (in effetti è strano, prima della pubertà), lentiggini, baffetti ed  occhiali; non le manca proprio nulla. Non la nota nessuno, se non per evitarla. Crescendo otterrà la sua rivincita, perchè a 18 anni fiorirà la sua bellezza. See, ve piacerebbe.. rimarrà cessa e single.

- Il teppistello: è a capo di tutte le violenze perpetrate ai danni dei più deboli, ma a differenza dei suoi seguaci non metterà la testa a posto, almeno entro breve. Per soddisfare la sua sete d’attenzione se ne viene a scuola con le sigarette, col preservativo fregato dal portafogli del fratello 18enne (il quale bestemmierà alquanto, quando al momento clou se ne scoprirà sprovvisto), o magari con un giornalino pornografico. Sarà il primo a scoprire il mondo delle canne.

- L'aspirante velina: è la più precoce, sotto tutti i punti di vista. Fin da subito, tagliato il cordone ombelicale, coltiva il sogno di fare la valletta in tv e di apparire sulle riviste; farebbe di tutto pur di realizzarlo. Non riuscirà a sfondare, ma in compenso sarà sfondata più e più volte.

- Il bambino maleodorante: la sua pelle emana un odore, ma un odore, che gli altri non lo fanno giocare per la semplice ragione di evitargli una sudata che sicuramente aumenterebbe il fetore. La sua vita sociale sarà recuperata qualche anno dopo, quando scoprirà il mondo del deodorante.

- Quello sensibile, solitario e intelligente: è la personalità più intrigante e complessa. E’ una persona un po’ schiva, che spesso trascorre la ricreazione in silienzio e in meditazione. Anziché mescolarsi agli altri, impegnati nei loro giuochi rudi et primitivi, lui li osserva a debita distanza, studiandone i comportamenti; ad un occhio inesperto potrebbe sembrare quasi che li tema. In realtà sta pensando: “Interessante.. da grande ne parlerò nel mio blog”.

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categoria:scuola, bei tempi andati, studentessi
martedì, 01 aprile 2008

La verità è che da adolescenti è facile inseguire ideali nobili come l’uguaglianza, la libertà e il diritto alla vita per ogni persona, anche per gente come Ninna-nanna-ninna-oh-questa-sera-a-chi-la-do. Ma poi crescendo si sperimenta il disillusionment, diventiamo egoisti, e finiamo per strafregarcene il cazzo di tutto quanto.

Stavolta è il caso delle discoteche: io, aspirante chitarrista con la passione per il rock, gli EELST e Tommy Emmanuel, non avrei mai pensato un giorno di cadere così in basso da mischiarmi anche solo per una volta a coloro i quali credono che il tunz di un deejay possa essere chiamato musica.

Poi capita che gli amici hanno i pass, ho il primo sabato sera libero dal lavoro da chissà quanto tempo, e non c’è nessun altro con cui uscire. Un po' per sfida, un po' perché desideroso di ricalcare per una sera le gesta di Tony Manero, ma soprattutto per la figa, decido che se po' ffa'. Infilo una camicia, tiro indietro il capello col gel, indosso il mio giubbotto di pelle che un tempo acquistai nell’illusione che grazie ad esso avrei cuccato quanto Fonzie, e monto in macchina.

Strada facendo raccolgo i miei compagni d’avventura, e giunti a destinazione ci appropinquiamo verso l’ingresso. Mostro il mio invito ai due gorilla ammaestrati alla porta e, sopravanzateli, faccio il mio ingresso in quel loco ameno.

Prima delusione: al posto della dance vecchio stampo de “La febbre del sabato sera”, nella sala dei ggiovani trovo l’house. Te la sparano a mille nelle orecchie, consentendo al truzzo-maschio di rimorchiare la femmina, tamarra o meno che sia, col solo ausilio del linguaggio del corpo, ché se lo mettessero in condizione di aprir bocca ella fuggirebbe a gambe levate in men che non si dica.

Seconda delusione: nonostante sia già mezzanotte e trenta, ed io solitamente a quell'ora son già sulla via di casa, un po' perché  in fondo sono un bravo ragazzo e un po' perché per un riposo ottimale il mio organismo necessita di almeno nove ore di sonno a dì,  a quanto pare la serata è ben lontana dall'entrare nel vivo. Non c’è ancora il pienone e, tranne pochi individui (il truzzo li definirebbe “sfigati”), nessuno osa mettere piede al centro della pista così presto. Per il resto a quell’ora il gioco preferito sembra sia misurare coi passi il perimetro della sala. Vince chi riesce ad evitare lo scontro con quei simpaticoni che vanno nella direzione opposta a quella comune.

Arriva l’una, e stranamente d’un tratto il locale si riempie; probabilmente perché è più cool entrare pagando 20 euri quando sono già scaduti i pass gratuiti. Anche la pista si affolla, e  mentre il dj inizia a blaterare sciocchezze, io e i miei compari ci gettiamo nella mischia, prima di accorgerci che di mischia ce n'è davvero troppa. Ho un gomito piantato nello stomaco, e dovunque io guardi vedo solo scene pietose di ragazzi accalcati attorno a poche passere. Propongo così di svignarcela nella sala del latino-americano, dove ci stanno le 35enni divorziate che pur di riscoprirsi attraenti si lascerebbero facilmente rimorchiare da giovani virgulti come noi, ma la mia proposta viene bocciata sul nascere.

I miei amici sembrano divertirsi come non mai  cimentandosi nell'arte del ballo, così provo anch'io a smuovere il culo come fan tutti, cercando di ignorare la vocina nella mia testa che mi perculeggia mettendo in discussione la mia virilità. Mi ritorna in mente la ragione per la quale sono venuto, e mentre mi guardo in giro in cerca di obiettivi, concludo che, considerato il rapporto sfavorevole uomini/donne, non è stata poi una grande idea quella di venirsene in disco proprio la sera in cui l'ospite d'onore è una famosa vacca della tv, che io comunque non conoscevo.

La mia attenzione viene catturata da un giovane tamarro di circa 15 anni. Due coetanee gli sono avvinghiate ai fianchi, Paola e Chiara, e un paio di pivelli ballano alle spalle delle tipe, immersi nella contemplazione dei loro fondoschiena. Le scena va avanti per un po', quando il fortunato compie la sua scelta. Molla per un attimo la bionda, che ci rimane evidentemente male, e inizia a pomiciarsi l'amica. Mentre i due slinguazzano alla grande, l’altra non perde tempo. Si gira, afferra il primo pivello e, senza neanche guardarlo in faccia, gli infila la lingua in bocca, a dimostrazione che la perseveranza viene sempre premiata.

Lo stupore che segna il mio volto è abbastanza eloquente. Mi sento vecchio, vecchio dentro, almeno per questa generazione. Non sono pronto per tutto questo, e forse non lo sarò mai. Getto la maschera, e dimentico dei miei amici sparpagliati per la sala prendo il mio giubbotto e mi defilo.

partorito da: Acustico alle ore 20:49 | Permalink | commenti (4)
categoria:musica, discoteca, strappone, new generation
lunedì, 17 marzo 2008

- No, non voglio. Mi fa schifo.

- Eddai, l’han detto anche alla tv che fa bene. Ci stanno le proteine!

- E mica voglio mettere su i muscoli io!

- Dai, non rompere il cazzo e apri sta bocca.

Spruzz…

 

Situazioni del genere si ripetono quasi quotidianamente; d’altronde si sa che gli uomini venderebbero la propria madre pur di ottenere il pieno appagamento sessuale. “Ti amo”, “chi non scopa a Capodanno non scopa tutto l’anno”, “con te sarebbe la mia prima volta”, eccetera eccetera.

Ebbene, da oggi non è più necessario sprecare preziose energie mentali per abbindolare la propria compagna e ricevere una buona fellatio. Dei ricercatori orientali che ben presto verranno celebrati in tutti i libri di storia e su Men’s Health, hanno infatti scoperto che in effetti sì, lo sperma fa bene. Hai problemi di acne? Risparmia quei soldi che fino a ieri investivi in pomate o creme miracolose che di eccezionale avevano solo il prezzo. Cospargi il tuo viso di seme! Hai una fifa tremenda di sviluppare un tumore alle ovaie? Chiedi al tuo partner un po’ del suo prezioso succo. D’altronde ha lo stesso colore dello yogurt magro! Sei depressa? Lo sperma ti risolleva il morale. E risolleva anche quello del tuo boy-friend. Insomma, un bicchiere al giorno leva il medico di torno.

E non venitemi a dire che quel sapore vi ha già stufato da tempo perché ci stanno un sacco di ricette in cui gustarlo. Basta un po’ di fantasia, dico io. In cucina come in tutte le cose.

Se l'ha provato Nonna la blogstar, non vedo perché non dovresti tentare anche tu, amica lettrice.

 

*Ricordo a tutte le fanciulle che volessero sperimentare questa nuova dieta che il mio indirizzo di posta è in bella mostra qui a lato. Offro un prodotto di prima qualità, del tutto gratuitamente, con la possibilità di abbeverarsi direttamente alla fonte.

 

partorito da: Acustico alle ore 15:42 | Permalink | commenti (7)
categoria:seme, donne tu-du-du